La tradizione della caremma, la signora della Quaresima in Salento

Vecchie signore bruttarelle e vestite di nero, se guardate in alto fra balconi, terrazze e tetti delle case può capitarvi di vederle: sembrano befane, diranno i meno informati, ma befane non sono. Loro sono le caremme, le signore-fantoccio della Quaresima in Salento.

Simbolo tenace di una tradizione antichissima che resiste ancora oggi e anzi proprio negli ultimi anni è stata riscoperta e rivalutata, il fantoccio della caremma è una delle chicche che si possono scovare in Salento passeggiando per vicoli e piazze nel periodo tra la fine del Carnevale e Pasqua. La caremma viene da molto lontano e la sua storia, per quanto pittoresca, non è esattamente allegra: secondo la leggenda popolare, infatti, la caremma sarebbe la madre (o, secondo altre versioni, la moglie) del Carnevale, vestita di nero perché in lutto. In senso più generale, la povera caremma – con i suoi stracci neri e la sua bruttezza – rappresenta la penitenza del periodo quaresimale e la “fine della festa” dopo gli eccessi del Carnevale.

Se vi imbattete in una caremma, osservatela bene e noterete alcuni segni distintivi che potrebbero sembrarvi messi lì a caso, ma che invece raccontano di un’espressione della cultura popolare racchiusa in una serie di simboli tanto semplici quanto ricchi di tradizione: tutte le caremme – oltre a essere vecchie e vestite di nero – hanno in una mano un fuso, che rappresenta lo scorrere del tempo e il ciclo della vita; e nell’altra un’arancia (in origine era un’arancia amara, simbolo di sofferenza) con sette penne di gallina conficcate dentro. Provate a chiedere a qualche anziano e scoprirete che l’arancia con le penne di gallina era una sorta di improvvisato calendario per tenere il conto della Quaresima, infilzando una penna a settimana nell’arancia, dalla fine del Carnevale alla settimana prima di Pasqua.

A proposito, che succede alle caremme quando arriva Pasqua? Le povere vecchie, ahi loro, finiscono alle fiamme, bruciate nella serata del Sabato Santo. Niente tristezze, però: il rogo della caremma simboleggia anzi un momento di rinascita, sia in senso religioso con la Resurrezione di Cristo, che naturale, con l’arrivo della bella stagione. Spesso il rogo della caremma si trasforma in una vera e propria festa di piazza che si candida a restare fra i momenti più belli per chi ha scelto di trascorrere una vacanza in Salento durante questo periodo.

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Fra tradizione e innovazione, anche la caremma salentina con l’andare del tempo si rifà il look, complice la creatività popolare che ogni anno si sbizzarrisce nel creare fantocci sempre più originali: così, quest’anno sui balconi di Alezio è comparsa una super tecnologica caremma 2.0, che insieme al fuso e alle penne di gallina si è armata anche di un tablet, per meglio sopportare la penitenza quaresimale chattando!

Se siete in vacanza in Salento in questi giorni, non vi resta che girovagare a caccia di un selfie con la celebrità del momento, che certo non si sottrarrà a uno scatto: la signora caremma!

Francesca Maruccia

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