Fra sotterranei e terrazze panoramiche, nel cuore del castello di Gallipoli

Oltre alle spiagge, alle botteghe di artigianato e souvenir, oltre ai ristoranti di cucina tipica, alle chiese e alle discoteche della movida notturna, Gallipoli ha anche un’altra perla, forse poco conosciuta e dimenticata per lungo tempo: il suo castello, da qualche anno (precisamente dal 2014) riaperto al pubblico dopo il restauro di alcuni ambienti

 

La nostra tappa di oggi pomeriggio è qui, parcheggio al porto e ci arriviamo in due passi, in una domenica animata da sciami di auto e famiglie munite di cono gelato. All’ingresso, nella reception-biglietteria inserita in un book shop pieno di molte chicche (in primis: le carte da gioco salentine), ci spiegano che in corrispondenza di ogni ambiente del castello ci sono apposite schede informative e lungo tutto il tragitto una segnaletica che suggerisce il percorso consigliato. Suggerisce, appunto: perché il bello di quest’avventura nel passato è invece proprio perdersi. Trasgredire, esplorare, andare dove l’occhio chiama, dove la curiosità spinge. Di sotterraneo in sotterraneo, fra cunicoli e terrazze ariose, fra la semioscurità più fresca e la carezza calda degli spazi aperti.

Poco dopo l’ingresso, i primi ambienti che visitiamo hanno un’atmosfera che racconta di mare: pareti rossastre corrose dal tempo e dalla salsedine tutt’intorno a finestre di legno verde, e poi nasse, bilance, botti, vecchi documenti che testimoniano i traffici commerciali che nel corso dell’Ottocento a Gallipoli furono molto intensi. A quell’epoca il castello, dopo aver perso la sua funzione difensiva si trasformò infatti in deposito di sali e tabacchi e poi in sede della Dogana (nel 1882). La sala in cui ci troviamo è chiamata “Magazzino del sale” e qui ci si sente un po’ dentro un emporio, fra i pescatori che contrattano e i commercianti che pesano la merce.

Basta spostarsi di poco e l’atmosfera cambia: passando dal Matroneo (il balcone che accoglieva il cappellano e la famiglia durante la celebrazione delle funzioni religiose all’interno del castello) c’è l’arte, con una figura femminile alata, angelica e inquietante al tempo stesso, realizzata dall’artista Beppe Labianca; mentre scendendo in una delle salette interrate si entra nell’universo della fede e della devozione, con una galleria fotografica e l’esposizione degli abiti indossati dai membri delle confraternite di Gallipoli (i misteriosi “incappucciati”), che danno vita ai riti pasquali della Settimana Santa.

Ma il primo colpo d’occhio del castello di Gallipoli una volta dentro è catturato dall’enormità del suo spiazzale circondato da balconi, archi e scalinate: una sorta di gigantesco teatro dove i protagonisti sono appunto i visitatori. Salendo da una di queste scalinate si finisce per ritrovarsi sull’altrettanto ampia terrazza panoramica, che offre lo spettacolo della città, del porto e del mare dall’alto. Vista più suggestiva al tramonto o in serata, con le luci della città come fiammelle nel buio? Difficile dirlo.

Lasciando la terrazza e ritornando in basso, dallo spiazzo centrale si dipartono cunicoli e corridoi che portano nei sotterranei, dove si alternano spazi angusti e raccolti ad altri giganteschi. Prendete la Sala circolare, una sorta di igloo di pietra con la volta a calotta e tre cannoniere che si aprono lungo le pareti spesse sette metri. Al centro di questa sala, un cartello che pende dall’alto invita i visitatori a pronunciare qui il loro nome, in corrispondenza del foro circolare posto al centro della volta, che serviva a far fuoriuscire i fumi prodotti dagli spari ma anche a comunicare con il piano di sopra: dicendo ad alta voce il proprio nome in questo punto della stanza si può sperimentare il forte effetto eco che risuona fra queste mura.

Se già la Sala circolare ha il suo fascino, entrando nella Sala ennagonale si resta stregati: un “raro gioiello di architettura militare per forma e dimensione”, così recita il pannello informativo e mai definizione fu più calzante. Qui ci si sente davvero piccolissimi, formiche nel ventre di una cipolla gigante, alta dieci metri e con un diametro di venti.

Un posto in cui stare al riparo dal mondo per scoprire il mondo con una profondità diversa: il castello di Gallipoli è tutto questo. La bellezza inebriante dei contrasti, l’antico e il salmastro, l’alto e il basso, il sacro e il profano che intrecciano le loro storie e le portano al largo, per mare. Quello stesso mare di Gallipoli su cui il castello si è seduto, insieme ai pescatori, a intrecciare una storia e ad aspettare chi viene qui a vivere le sue vacanze in Salento.

Francesca Maruccia

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